Il territorio della città di Viterbo può vantare una lunghissima tradizione nel settore della ceramica artistica.

Museo della Ceramica Medievale e Rinascimentale

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PALAZZO BRUGIOTTI
Era il 13 ottobre 1573 quando il Governatore Generale della città - il cardinale Alessandro Farnese - al cospetto del Consiglio dei Quaranta, espresse la sua ferma decisione:


"fin dal tempo di Paolo III fu detto che era bene di mutare la strada romana perché passava per certi lochi storti et angusti, ora per ornamento della nostra città, io ho pensato e risoluto di fare una strada diritta da la nostra piazza del Comune a la Fonte Grande".
E così, di lì a poco, fu aperta la via detta Farnesiana - oggi via Cavour - con i suoi palazzi elegantemente decorati nelle facciate da bugnati, stemmi gentilizi e comunali.
"Poco oltre la metà della via sorge il palazzo costruito dal Brugiotti con quella signorile grandiosità che poteva convenire ad una delle più ricche famiglie del patriziato viterbese"
(A. Scriattoli, Viterbo nei suoi monumenti, 1915-1920, p. 175)


Palazzo Brugiotti, eretto nella seconda metà del sec. XVI, costituisce tuttora uno splendido esempio di architettura post-rinascimentale.  Al primo piano si apre una magnifica sala riccamente affrescata, destinata a conferenze e riunioni, attualmente di proprietà della Fondazione CARIVIT.
Al piano terra, su di una superficie di circa 440 mq. si articola il suggestivo Museo della Ceramica con reperti altolaziali, medioevali e rinascimentali, e l'annesso giardino "a sorpresa" con le generose fontane figurate. Il complesso museale, di proprietà della Fondazione CARIVIT - Ente Cassa di Risparmio della Provincia di Viterbo, è aperto al pubblico dal 22 giugno 1996.


IL MUSEO
Il museo ospita circa 200 reperti provenienti dall'area altolaziale con esemplari delle primitive "panate" a semplice impasto - risalenti al XII secolo - variegati manufatti della quattrocentesca "famiglia verde" e splendidi esemplari decorati in "zaffera" blu a rilievo.
Ai secoli XVI e XVII appartiene il gruppo della ceramica castrense dai colori solari e le caratteristiche casupole dipinte "a guazzo".
Seguono, in un percorso cronologico, la serie dei vasi da farmacia del 1600 decorati con stemmi dell'Ospedale e del Comune di Viterbo, stemma presente anche sull'ultimo ed unico reperto settecentesco della collezione.
Accanto all'itinerario cronologico due gruppi di manufatti completano l'esposizione: il corredo di una spezieria del XV secolo con albarelli ed orcioli - su cui sono incise le "capacità" del contenuto - e un gruppo di ceramiche ispano-moresche, provenienti dal Museo di Barcellona.


LE CERAMICHE VITERBESI
Il territorio della città di Viterbo può vantare una lunghissima tradizione nel settore della ceramica artistica.
La produzione ceramica di panate, boccali e piatti è regolamentata già dagli statuti del 1251 con cui vennero stabilite le norme che regolavano l'attività artigianale dei vasai e le caratteristiche dei manufatti stessi. Durante il XIII secolo la produzione si arricchì di nuove decorazioni realizzate con ossido di manganese per il colore bruno dei contorni e con ossido di rame per il verde delle campiture, il tutto ricoperto da uno strato di vetrina piombifera trasparente.
Risale alla fine dello stesso secolo l'introduzione dello smalto stannifero con il quale veniva dato il fondo bianco alle decorazioni facendole risaltare con maggior vigore e brillantezza.
Questo nuovo apporto alla produzione ceramica locale derivò probabilmente dai contatti con il meridione ed in particolare con le ceramiche siculo-arabe già da tempo trattate con smalto stannifero. Era il 1240, infatti, quando Federico II, dall'assedio di Faenza, annunciò la Settima Fiera Universale del suo impero, comunicando che "avendo a deputare un luogo della Tuscia, acconcio ed accetto a tutti, per aggregarvi annualmente una fiera universale, aveva prescelto la città di Viterbo, così a cagione della sua fertilità, che della comodità dei vicini". (C. Pinzi, Storia della città di Viterbo, 1887, volume I, pag. 370 ). Nei documenti viterbesi si legge che nel 1306 due Rettori dell'Arte dei Vasai facevano parte addirittura del Consiglio Maggiore della città, ma dalla seconda metà del XV secolo inizia un irreversibile, seppur lento, declino della produzione ceramica a dell'arte dei vasari tanto che nello Statuto del 1469 si prevede la concessione di speciali agevolazioni e benefici per coloro che avessero incrementato la produzione di ceramica nella città.
Tuttavia proprio a questo periodo, in particolare alla prima metà del secolo XV, risale la caratteristica produzione del verde a rilievo e quindi l'affermarsi della decorazione a zaffera, di qualità particolarmente pregiata per il corposo strato di blu cobalto o di fondo perlaceo, realizzato con smalto stannifero.
Dal XVI secolo le ceramiche assumono un ruolo fondamentale soprattutto nell'arredo dei palazzi e si arricchiscono di colori e motivi ornamentali. Su piatti e boccali campeggiano ora simboli araldici e armi di famiglia.
Sarà il XVII secolo, però, a segnalare le decadenza dall'Arte dei Vasai con l'introduzione dal centro Europa delle produzioni di porcellana.


Informazioni
Palazzo Brugiotti - Via Cavour, 67
0761.346136